lunedì, agosto 18, 2003

SIAMO TUTTE GIORNALISTE (INVENTATE)

Che nella narrativa ci siano delle vere e proprie mode, lo si sapeva. Generi che tirano più in un periodo, generi che tirano più in un altro (e nuore che non tirano mai...).
Ma che le buone idee venissero copiate in un modo tanto palese e spudorato, beh, questo fino a poco tempo fa mi sfuggiva.

Avete letto Il diario di Bridget Jones?! E Che pasticcio, Bridget Jones??!
Presumo che almeno il primo vi sia piaciuto da morire e che, proprio per questo, abbiate letto il seguito e siate andati a vederne la trasposizione cinematografica.
Tutto ciò mi sembra molto normale.
Quello che non mi sembra normale è che dopo il successo di Helen Fielding, l'ideatrice del personaggio di BJ appunto, altre donne abbiano inventato altre giornaliste (per chi non lo sapesse, Bridget fa proprio questo lavoro mentre, per chi non lo sapesse, l'aggiornalista NON lo fa) della stessa età , con le stesse abitudini, le stesse amiche, lo stesso stile.

Un inciso: in Bridget Jones c'è un po' di tutte noi, anzi un po' tanto. La tendenza all'emulazione è molto forte, così come la superbia che ci fa pensare e talora persino affermare che un libro siffatto l'avremmo potuto scrivere pure noi. Ma noi, comuni mortali, lo diciamo e non lo facciamo. Le giornaliste (che cercano di mettersi al pari coi loro colleghi maschi), invece, non sanno resistere alla tentazione di buttarsi. E' vero o no?


Detto questo, sebbene la mamma di tutte le giornaliste anglofone sia comunque unica, leggere le altre storie può rivelarsi comunque piacevole.
Iniziamo da Sophie Kinsella, approdata in Italia nel 2000 con I love shopping. A questo sono seguiti- della serie "viva la fantasia"- I love shopping in bianco e I love shopping a New York.
Becky, protagonista della saga dello shopping, è una giornalista finanziaria che non capisce nulla di finanza; in compenso appartiene al sottoinsieme piuttosto consistente di donne che fa girare l'economia. Anche lei, come BJ, oltre ad essere perennemente al verde, all'inizio è molto sfortunata in amore (ma il bianco del secondo titolo della serie ci fa subito sentire puzza di matrimonio... Lo so, non sono molto romantica, ma alzi la mano chi di voi crede nel matrimonio. Forza e coraggio.).
Vi comunico, in via strettamente privata, che ho letto solo I love shopping e solo perché mi è stato regalato per il compleanno di due anni fa. La lettura è piacevole, se dovessi trascorrere due mesi di fila al mare potrei divorare anche gli altri due, ma non sperate che vada in libreria ad acquistarli mea sponte.

Infine, la scoperta dell'altro ieri: Ci vediamo da Ruby di Jill A. Davis.
Ruby, a differenza delle colleghe, è americana. Ma quando si tratta di giornaliste sgrammaticate, dalle mani bucate, con la tendenza ad innamorarsi del loro capo e a fare figuracce memorabili (ehm... possiedo due caratteristiche su quattro... indovinate quali!) stare al di qua o al di là dell'oceano non fa proprio nessuna differenza.
La Davis è al suo esordio. Ma vi pare che possa essere da meno delle altre e fermarsi qui?

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