Eh, bell’argomento, questo… E infatti ne parlerò più diffusamente un'altra volta!
Ci sono centinaia di modi di scegliere un libro, e forse anche di più sono le motivazioni che ci portano a scegliere un libro anziché un altro.
Qualche esempio?!
Caso n° 1
Qualche settimana fa anziché stare qui davanti al pc ero al mare. Tra i miei compagni di viaggio c’era A., che si era portato, tra gli altri, anche un libro regalatogli due anni prima da una ragazza: sono due anni che tenta di finirlo anche se non gli piace, perché completarne la lettura ha per lui un significato speciale come la fanciulla che gliel’ha donato. Non chiedetemi di che libro si trattasse perché, francamente, non lo ricordo. O forse sì… Forse era I guardiani della notte di Jorge Amado.
E comunque, tanto s’è detto di questo libro, che presto lo leggerò anch’io.
Una volta, non molto tempo fa, mi accadde una cosa insolita. Ero in ufficio e avevo letto per caso in internet di una tizia che consigliava la lettura de La famiglia Winshaw di Jonathan Coe. Pochi minuti dopo scatto la pausa-caffè e chiesi: c’è qualcuno che sa consigliarmi un libro avvincente ché in pausa-pranzo vado a comperarlo? T., pronto, rispose: “La famiglia Winshaw” di Jonathan Coe. Naturalmente T. non aveva letto il sito che avevo letto io, ne sono certa. Presi questa singolare coincidenza come un segno del destino. Quel libro, ora, è tra i miei preferiti.
Si sceglie un libro, dunque, perché ci viene consigliato o perché, oggetto di discussione, stimola la nostra curiosità.
Caso n°2
Quando nel 1995 lessi Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro fu solo perché non dovetti pagarlo ma mi venne regalato per il compleanno. Fu una lettura istruttiva, non c’è che dire. La prima regola che appresi, fin dalle prime pagine fu: Non leggere mai niente di Susanna Tamaro. Ma era troppo tardi: succede sempre così.
E’ incredibile quanto successo abbia riscosso questo libretto insulso. Compì però un piccolo grande miracolo: quello di avvicinare alla lettura persone – soprattutto di sesso femminile- che prima avevano sfogliato solo Gente, Oggi e Chi (niente di male: li leggo anch’io, come è ben noto). Ricordo che una mia amica dell’epoca, S., mi disse: “Devi leggerlo. Pensa che mi è piaciuto così tanto che l’ho letto in una settimana”. Ora, si sa, un lettore abituale un libro di 156 pagine le legge tutte di fila, e ci mette, to’, due o tre ore (a seconda: a me ad esempio piace leggere senza fretta). Ma forse sono io la stolta che non ha saputo cogliere il potenziale di quest’opera e per questo leggerla piano piano meditandola giorno dopo giorno.
In ogni caso, vorrei sapere quante di quelle persone hanno poi seguitato a leggere. La mia amica S., senz’altro no: si convinse che mai un altro libro avrebbe raggiunto quel livello di poesia e saggezza, e che lo stesso valeva anche per tutta la produzione precedente, relativamente a tutto l’universo terracqueo.
Tornando a noi e al nostro esempio, quanti libri si leggono perché ci vengono regalati (e, mi verrebbe da chiedere, se fosse questo il momento per farlo: quanta gente regala un libro quando non sa cosa regalare? E se anche regala un libro pensando di fare un dono gradito, quanto ci pensa prima di scegliere?)?
Quando mi regalano un libro, io di norma lo leggo, per curiosità e per amore per chi me lo ha donato. Ne ho uno in sospeso, e non so nemmeno perché.
Viceversa, ho preso l’abitudine di non regalarne mai. Scoprire che i miei amici non sempre (ovvero quasi mai) leggono quello che gli dono con affetto sincero me li fa un po’ scadere, ecco qual è la verità.
Ad esempio, ho scoperto che la persona che poi mi avrebbe regalato “Va’ dove ti porta il cuore” non era così colta come pensavo quando mi guardò male dopo che le chiesi “Allora l’hai letto il mio libro?”. Il libro in questione era il bellissimo La lingua salvata di Elias Canetti. Non è obbligatorio leggerlo, ci mancherebbe, ma è importante distinguere i capolavori dalle sciocchezze, indipendentemente dal proprio gusto personale. Infatti, poco dopo, mi arrivò la Tamaro (che fosse una vendetta? Non credo).
Sempre in tema, vi racconto una cosina.
Un paio di settimane fa mi trovavo in una piccola libreria a gestione familiare. Entra una ragazza e chiede un consiglio: è la segretaria di un notaio e gli vuole regalare un libro. Sa che a lui piace Wilburn Smith, ma pensa che abbia già tutta la sua collezione. Che altro gli posso regalare, chiede la poveretta che non può fare una figuraccia proprio con il suo capo.
Risposta del libraio: Perché non prende qualcosa per la moglie?
Le mogli, o più in generale le donne, sono di bocca buona? O sono degli esseri inferiori che non s’intendono di nulla? O leggono solo certi libri e quindi la ragazza sarà uscita col suo bravo Paulo Coelho sotto l’ascella? Aiutatemi a capire.
Caso n°3
Se un libro non ce lo consiglia qualcuno cui teniamo e se non ce lo regala qualcuno per l’ennesimo genetliaco, non è detto che ce lo andiamo a comperare noi liberamente. No, non ancora.
Ci sono i famosi mass media a guidarci, che ce ne rendiamo conto oppure no.
Dico “oppure no” perché spesso, ne sono certa, qualche scrittore diventa famoso solo perché la sua opera viene pompata a dismisura da tv e giornali. Vorrei fare nomi, ma evito. Uno lo conoscete già.
Comunque: qui accanto a me ho un quadernetto, sul quale segno le mie letture divise per editore (è una fissazione recente, che credo passerà come è venuta). In mezzo alle pagine può capitare di trovarci dei pezzetti di carta: ritagli di giornale, trafiletti, che parlano di libri.
Ormai tutti i giornali e le riviste, persino il sopraccitato “Oggi”, ha una rubrichetta dedicata ai libri e anche in TV ci sono programmi che si occupano di lettura e letteratura: c’è (se lo rifaranno) “Per un pugno di libri”, c’era (o c’è?) Alessandra Casella, ci sono i giornalisti Saitta (mi pare si chiami così, ogni tanto lo becco di notte) su Rai Uno e Augias su Rai Tre… Insomma, gli input non mancano. Ah, c’è la radio (che seguo poco, devo ammetterlo. Meno della tv.) con Dispenser, ad esempio. Ma anche qui sono poco aggiornata (forse non c’è più?).
Spesso, dunque, l’acquisto si fa perché di un libro ne abbiamo letto o sentito e ne siamo rimasti colpiti.
Ma i libri più belli sono quelli che scegliamo noi da soli!
E qui scatta il
Caso n°4
Io scelgo i libri per curiosità, magari anche perché, come si diceva, li scopro sulle pagine di qualche giornale (ad esempio, sul supplemento domenicale de Il sole 24 ore), ma soprattutto perché li scovo tra gli scaffali di libri e biblioteche. Il libro, ho già detto in passato, mi viene incontro, molto spesso, mi attira con la sua copertina o con un qualcos’altro che ancora, e fortunatamente, mi sfugge. Dopodiché, lì, seduta stante, inizia la selezione. Se è scritto da una donna generalmente lo boccio subito, dicendo a me stessa che quei libri li leggerò quando avrò più tempo. In realtà trovo che gli scrittori uomini siano più sintetici e geniali. Ciononostante leggo anche cose scritte da scrittrici, quando proprio mi attirano o quando sono donne che seguo da una vita.
Poi guardo la biografia.
I romanzi in senso stretto scritti dai giornalisti li boccio, mentre leggo con piacere le cose scritte da giornalisti in altri ambiti (ho molto apprezzato, di recente, BR. Imputazione: banda armata di Vincenzo Tessandori).
Evito le cose scritte da morti, molto spesso, e non per timore, ma perché mi piace l’idea che se un libro mi piace avrò potenzialmente l’onore di leggerne infiniti di quello stesso autore. Se leggo un romanzo scritto da autori passati a miglior vita, mi assicuro prima che ne abbia scritti molti altri (vedi Yukio Mishima), o che sia veramente un genio (John Kennedy Toole).
Questa mia fissa non nasce dal nulla, ma dallo choc subito nel 1991 alla notizia della morte di Natalia Ginzburg, a mio avviso la più grande scrittrice italiana di tutti i tempi, la più vicina alla mia sensibilità.
Quando morì, avevo già letto tutta la sua produzione, e mi sentii come abbandonata. Non ho più riletto nulla di suo: sono ancora in lutto.
Evito i libri editi da certe famose case editrici. Non farò nomi, ma ve ne accorgerete da voi. Perché? Sono troppo troppo troppo commerciali.
Mi accorgo che ho scritto cosa evito, più che cosa cerco. E non è un caso. Quello che cerco, non si può descrivere materialmente.
Quello che cerco, è quello che mi fa innamorare di un libro come di un uomo. Deve essere intelligente, attento ai miei bisogni del momento, semplice nel senso più puro del termine, deve aver voglia di farsi amare.
Il libro è, in fondo, quell’uomo che portiamo a letto la prima sera e che se ci piace teniamo in casa tutta la vita!
Baci!
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