Ultimamente ho sentito, come dicevo, più scrittori parlare dei loro libri.
Alcuni li ho sentiti dal vivo, altri alla radio, altri ancora in tv. Forse mai quanto in questo periodo ho sentito così tanti scrittori parlare di sé, diciamo che me la sono andata a cercare; forse a un certo punto della mia vita di lettrice, questo, sento l’esigenza di confrontarmi con lo scrittore. Ma aspetterei a dirlo.
Quello che ho scoperto, sentendo gli scrittori parlare dei loro libri, è che in verità noi lettori ci mettiamo così tanto del nostro nella lettura che finiamo per leggere un altro romanzo. Dovremmo rileggere un libro molte volte per farlo su piani diversi, per scoprire dettagli nascosti, per prendere familiarità con il testo e di conseguenza con l’autore.
Da qui la mia smania di capirne qualcosa di più, e soprattutto di distinguere quello che voleva dire lo scrittore e quello che volevo sentire io, per poi analizzare queste due componenti in momenti tra loro separati.
Quando sento gli scrittori parlare mi accorgo che quelli veri hanno letto un sacco, leggono un sacco, passano tutta la loro giornata su un testo.
Li invidio molto, ma al tempo stesso mi rendo conto che hanno per questo una marcia in più rispetto a me, che non potrò mai cogliere tutto quello che volevano dire.
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