Il pezzo dell’aggiornalista sui libri a prestito ha suscitato reazioni contrastanti (una tra tutte? “Il tuo blog fa proprio schifo”, ha detto uno degli iscritti all’albo dei cattivi pagatori citati).
Più di una persona ha cercato di aggiungere punti all’elenco dei casi possibili.
Un caso che ancora non mi è capitato ma che è degno di segnalazione (anche perché qualcuno dei casi descritti nel mio post sfocerà drammaticamente in questo, me lo sento) è dunque il seguente:
g. quelli che vorrei mai non posso.
Dialogo immaginario (al di là del telefono)
Vorrei tanto restituirti il tuo libro [caso estremo: vorrei addirittura restirtuirtelo poco dopo averlo ricevuto in prestito] ma… non so come dirtelo… vabbè te lo dico…. Ci ho rovesciato sopra la bottiglia di Coca cola da 2 litri… di solito compero le lattine da 0.33 ma quel giorno c’era la bottiglia da 2 l in offerta e… certo la lattina avrebbe rovinato, to’, la prefazione… e invece coi 2 litri ho fatto un danno, diciamo così, strutturale e generalizzato… insomma anche bibliografia e quarta di copertina sono illeggibili. Sono mortificato… ma te lo ricompero, eh? Sta’ tranquillo… Ah, non si trova più? Ommadonna…. Dici che non lo ristampano?! Neanche se glielo chiedo?… Ah… Eh… Ma ci tenevi tanto?
Sul “Ma ci tenevi tanto?”, frase che sono piuttosto abituata a sentirmi dire in più circostanze, e che mi fa più soffrire dei “no”, mi fermo.
Ma per restare in tema, diciamo che l’altra sera mi sono accaparrata una delle ultime copie sul mercato di “Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più” di David Foster Wallace.
“Forse ci sarà una nuova ristampa a fine giugno”, mi hanno detto quelli di Minimum Fax, ma siccome sono un po’ diffidente mi sono messa subito a cercarne una copia.. E ho trovato l’ultima disponibile nella mia città, credo.
Siccome Wallace quando scrive saggi è davvero irresistibile, ho anche già iniziato a leggerlo (costringendomi a concludere l’altro saggio che stavo leggendo con un ritmo di lettura che ha del militaresco). Temo che non farà ridere tanto quanto “Una cosa divertente che non farò mai più”, ma già dalle prime pagine si annuncia strepitoso. Lui è visionario e fantasioso, e dice delle cose davvero assurde, eppure è così credibile.
Lo adoro, perché lì per lì può sembrare impossibile che uno scrittore perda tempo a scrivere di certi temi, ma poi ci si ritrova a dire “e meno male che c’è Wallace”.
Mi chiedo se abbiamo, in Italia, scrittori così geniali e saggisti così “impertinenti” (questa è una citazione bella e buona, vediamo se sei capace di sciogliere questa citazione, mi direbbe qualcuno se fosse qui…) e non so darmi una risposta. Penso che in certe cose gli Stati Uniti siano proprio specializzati.
O voi che conoscete DFW, sapete essermi d’aiuto?
Qualche titolo da consigliare?
Baci,
l’agg
p.s.
Cosa volevate chiedermi?
Ah, no che non ve lo presto!
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