venerdì, maggio 12, 2006

Oggi sentivo uno scrittore alla radio che parlava del suo romanzo. Diceva che è ambientato a Roma, e che tutti gli altri suoi romanzi sono ambientati a Roma.
Perché Roma gli parla.
Lui è un romano, quindi si potrebbe dedurre che agli scrittori (o più in generale agli esseri umani) la propria città parli, dica qualcosa.
Io non so se sia così, perché non sono una scrittrice e, soprattutto, non mi sento parte di una città.
Eppure mi viene così facile immaginare Roma che parla a uno scrittore, così facile che potrei quasi dire che Roma è la mia città.
Così, quando oggi ho sentito quella frase, mi sono trovata molto d’accordo. E mi sono trovata altrettanto d’accordo quando l’altro giorno un altro romano, interrogato su quale fosse il posto più bello della sua città, ha risposto in modo estremo, che contiene una grossa bugia per far risaltare una grande verità: “La mia città non ha bei posti, ma all’ora del tramonto c’è una luce che la rende il posto più bello del mondo”.
Ho unito queste due frasi, e ho pensato che quando c’è una bella luce che illumina una storia, qualunque sia la storia, questa ha un qualcosa di magico.
Compiti per casa: trovare degli esempi.

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