lunedì, marzo 21, 2005

LA PRIMAVERA SECONDO STEPHEN KING

Ieri è stata una giornata da dimenticare. Giusto per rendere l'idea, sono stata tutto il giorno in pigiama. Avete presente quei giorni in cui vorreste essere su un altro pianeta? Ecco, uno di quelli.
Però ho letto e visto un dvd. Ecco qui la cronaca...


E’ primavera. Vi avevo promesso (cfr. 4 marzo 2005) una recensione all’arrivo della primavera. Eccola.
Premessina:
Nel corso del tempo ho messo da parte alcuni libri che non ho mai finito di leggere, e ultimamente mi sto dedicando ad quelli (così risparmio un po’). Al mattino, sui mezzi, leggo un volume abbastanza consistente, un classico della letteratura anglosassone, che mi ha consigliato L. e che, al ritmo di quattro pagine al giorno, finirò nel 2006.
Ieri passavo in rassegna i volumi nella mia libreria in cerca di uno dei romanzi “incompiuti” e ho trovato Stagioni diverse.
All’epoca della prima lettura, almeno un anno fa, avevo abbondantemente superato la metà del primo racconto (“Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, appunto), quello per cui avevo comperato il libro su consiglio di F.
F. mi ha consigliato due cose nel corso delle nostre conversazioni letterarie: una è Una cosa divertente che non farò mai più, l’altra è questo libro. (Mentre scrivo mi viene in mente che in realtà mi ha parlato anche di un terzo autore, un po' pedante, che ho abbandonato da Feltrinelli tanto mi era sembrato faticoso, e di cui non ricordo il nome… ). In entrambi i casi sopra menzionati, i consigli si sono rivelati validi. Data la rarità dei libri letti su suggerimento altrui, vado con la recensione (mentre, per la cronaca, ascolto Crazy little thing called love dei Queen).

Autore: Stephen King
Titolo: L’eterna primavera della speranza: Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, in Stagioni diverse
Editore: Sperling Paperback
Prezzo: € 9,20

Prigione di Shawshank, Maine, alla fine degli anni ’40.
Red è detenuto per aver provocato volontariamente la morte della moglie (e involontariamente quella di due vicini di casa) e sta scontando l’ergastolo. Arriva in carcere Andy Dufresne: stesso motivo, stessa pena. L’unica differenza, e scusate se è poco, è che lui si proclama innocente.
Red a Shawshank è piuttosto famoso tra i reclusi perché sa procurare da fuori ogni genere di bene( Ho procurato cioccolatini il giorno di San Valentino; ho procurato tre di quei frappè verdi che servono al McDonald verso il giorno di san Paddy per un irlandese pazzo chiamato O’Malley; ho persino organizzato una proiezione notturna di Gola profonda e di Il diavolo in Miss Jones per un pubblico di venti uomini che avevano dato fondo alle loro piccole risorse per noleggiare i due film… pazienza che questa piccola faccenda mi costò una settimana in cella di isolamento. E’ il rischio che si corre a essere quello che procura la roba. (…) Le due sole cose che mi rifiuto di passare sono le armi e la droga pesante), ed è a lui che Andy si rivolge per l’acquisto di un martello per minerali (la sua passione) e un poster formato maxi di Rita Hayworth da appendere in cella.
Dopo questi contatti i due diventano amici e i decenni di convivenza forzata non fanno altro che rafforzare la stima che nutrono l’uno verso l’altro e la confidenza reciproca. Con gli anni cambiano anche i poster nella cella di Andy: dopo Rita Hayworth è la volta di Marilyn Monroe, quindi di Jayne Mansfield, poi di Hazel Court, poi di Raquel Welch, infine di Linda Ronstadt.
A scrivere la storia dei due compagni di sventura è proprio Red, e lo fa rivolgendosi ai lettori come se ce li avesse davanti estasiati: con passione e dovizia di particolari.
La storia di loro due è, ai suoi occhi, quella di Andy: Andy era la parte di me che non sono mai riusciti a rinchiudere. Dice questo perché Andy non vive la sua condizione di carcerato con rassegnazione, anzi: indossa la sua libertà come un mantello invisibile, (…) non ha mai sviluppato una mentalità veramente da detenuto. I suoi occhi non hanno mai preso quello sguardo vuoto. Non ha mai assunto quell’andatura che prendono gli uomini quando il giorno è finito e se ne tornano in cella per un’altra notte interminabile – quell’andatura a piedi strascicati, a spalle cadenti. Andy camminava con le spalle ritte, e i suoi passi erano sempre leggeri, come se tornasse a casa verso una buona cena e una brava donna.
Red subisce il fascino di Andy, che è diverso da tutti gli altri lì dentro, detenuti e non: Forse penserete anche che sto descrivendo qualcuno che è più una leggenda che un uomo, e devo ammettere che c’è un che di vero in questo. (…) Quel tipo mi affascinava.
Red si sente anche inferiore al suo amico, ma ancora non sa di essere lui ad avergli fornito gli strumenti grazie ai quali Andy cullerà per anni, con straordinaria perseveranza, il sogno di una vita nuova e libera e che gli consentiranno di essere quell’Andy che egli ha conosciuto.
Una trama avvincente, una stile apparentemente colloquiale ma in realtà lucidamente costruito, un’attenzione quasi morbosa alla psicologia: tutti elementi che concorrono a creare un racconto all’altezza delle più grandi aspettative.
Una storia permeata di un’umanità, di sentimenti profondi, di orgoglio che non si è soliti abbinare alla comune idea di carcere, ma anche di quelle tragedie, di quella rabbia e di quella tensione che nelle galere di ogni tempo e luogo trovano la loro massima espressione.
Una occasione per scoprire alla grande il mito di Stephen King.

A presto, l’agg

P.S. Da questo racconto è stato tratto il film “Le ali della libertà”, che ho visto ieri dopo aver finito il libro. Gran film (una osservazione: il film cita di continuo il libro, cosa che mi fa enormemente piacere e che gli fa enormemente onore. Ma nessuna delle mie citazioni del libro è presente nel film. Peccato!) Questo mi fa venire in mente che c’è un altro libro, per certi aspetti simile, di cui vorrei parlarvi, appena riesco a riordinare un po’ le idee. E’ “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Grande romanzo, grande film, grande Jack Nicholson.

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