sabato, agosto 21, 2004

IN CHE POSIZIONE LEGGI?

Bella questione, questa!
Ogni lettore sa, per esperienza, che trovare la posizione giusta per leggere - a letto, sul divano, in spiaggia o su di una sedia- a volte più difficile che trovare il libro giusto: infatti, mentre questo spesso, una volta che lo si è scelto, ci fa compagnia fino alla fine, la comodità fisica, condizione indispensabile per una lettura concentrata e rilassata, può abbandonarci da un minuto all'altro.
Eppure, le posizioni adatte non sono tantissime. Per ogni posto in cui si legge, ce ne sono davvero poche. A volte una sola.

Alcune riflessioni sul tema.
1. La prima posizione, la più amata nell'infanzia, è quella a pancia in giù sul letto, magari con le gambe sollevate e incrociate, senz'altro con le braccia appoggiate.
Chi non ha sperimentato questa condizione in una calda giornata d'estate, magari nel primo pomeriggio, quando mamma era a fare il riposino e vi aveva raccomandato di non fare rumore perché tutti gli adulti del condominio dormono, a quell'ora?[1]
Libro classico da posizione numero 1: un classico, appunto, di quelli che si trovano in casa o i maestri danno da leggere per le vacanze estive. Uno per tutti: "Piccole donne" (mi sono sempre chiesta se i maschi abbiano mai letto Piccole donne, Piccole donne crescono e I ragazzi di Jo, o se fossero roba da pischelle... Io comunque ne consiglio la lettura, così verrà un po' di sana paura di morire di scarlattina anche a voi).

2. La seconda posizione, sempre per rimanere sdraiati, è ambientata sempre sul letto, ma prevede che il lettore se ne stia sul fianco. Posizione fantastica (almeno per me!) per dormire, drammatica quando si deve leggere, perché per stare bene bene bene l'ideale sarebbe avere la testa appoggiata su un braccio, e avere comunque altre due pagine a disposizione per tenere il libro e girare le pagine.
Cosa leggere in posizione numero 2? Un libro della buona notte. No, non uno di filosofia spicciola scritto da Pucci Romano (la moglie, o ex moglie, ancora non l'ho capito bene, di Alberto Castagna), ma uno di quei bei romanzi che richiedano un silenzio quasi religioso. Cosa mi viene in mente? Banana Yoshimoto è una tipica autrice di libri della buonanotte: i suoi romanzi prevedono ampi brani ambientati di notte, talvolta nei locali notturni, ma molto più spesso nelle case, in quelle case giapponesi che si immaginano sempre fatte di carta o quasi, con quei giardinetti (giapponesi, naturalmente) curati pieni di bambù e rose giapponesi, ma che saranno senz'altro diverse, almeno a Tokio.
Quindi che c'è di meglio che sentirsi in sintonia con quello che si legge? Essere illuminati da una piccola luce nel buio della notte, non sentire nessun rumore se non quello delle pagine che si girano, mettersi in ascolto per non perdere nulla di quello che il libro ci sta raccontando nelle e fra le righe?

Quando si cresce, per una ragione che mi è abbastanza ignota, si finisce per leggere molto di più sul divano, o su una poltrona, che a letto.
3. Il divano è un'arma a doppio taglio. Apparentemente comodo e morbido, il luogo della casa deputato al relax può nascondere delle insidie simili a quelle del letto. Semisdraiati? Seduti con i piedi sopra? Appoggiati a un bracciolo con la schiena e con le gambe stese in avanti? Seduti civilmente, possibilmente sull'orlo, come se fossimo impegnati in una udienza con la regina Elisabetta?
Comunque sceglieremo di metterci, a un certo punto avremo un dolorino al braccio o alla schiena, un fastidioso formicolio al piede sul quale ci eravamo seduti (con la terribile sensazione che se ci alzassimo in quel momento stramazzeremmo al suolo con una caviglia spezzata a metà), l'impazienza di trovare una nuova posizione. Interromperemo subito la lettura per andare a fare pipì, per bere qualcosa, per vedere se stia ancora piovendo. E torneremo alla nostra postazione da lettura con un lavoro da ricominciare daccapo.
Una situazione peggiore di questa c'è : vi è mai capitato di essere comodi, concentrati e felici e di venire interrotti dal telefono (apoteosi della jella: dall'altra parte c'è qualcuno che ha sbagliato numero) o dal campanello e, al ritorno, non trovare più la posizione di prima?
Libro da numero 3: assolutamente qualunque, purché sia abbastanza lungo, perché se ci mettiamo sul divano vuol dire che un po' di tempo a disposizione ce lo abbiamo (sarà per questo che leggo quasi solo libri corti?!?). Un consiglio spassionato: La famiglia Winshaw di Jonathan Coe, romanzone che non ho mai recensito ma che ho molto, molto amato, senz'altro l'unico vero bel libro dell'inglese Coe.


4. Vogliamo parlare della posizione del viaggiatore? I libri letti in treno e in aereo sono quelli che mi piacciono di più. Che sia perché non perdo tempo a cercare la posizione? Comoda o scomoda che sia la massima alternativa sta tra l'accavallare le gambe o meno e, anche, tra l'abbassare il tavolino o no.
Libro da viaggio? Un libro di letteratura di viaggio. Ce ne sono davvero molti in libreria. Il viaggio, in quanto metafora della vita, ha rappresentato da sempre una attrazione fra le maggiori, per il lettore come per lo scrittore - o sedicente tale. Non mi metterò qui a fare elenchi, ma pensiamo alla Divina Commedia, no? Un viaggio un po' sui generis, ma pur sempre un viaggio, e che viaggio! Ora, catalogare Dante sotto "Letteratura di viaggio" non è una scelta particolarmente azzeccata, ma era un esempio... Non mi sarebbe mai venuto in mente di suggerirvelo per un classico Torino-Reggio Calabria, state tranquilli.
Andare in treno o in aereo verso una determinata meta è una grossa opportunità per leggere, o rileggere, un libro ambientato proprio in quel Paese, o in quella città.
Un Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi se state andando in Portogallo o Il valzer degli addii di Milan Kundera se andate nella Repubblica Ceca non fanno mai male.
Se poi state scappando, avanti con i romanzi sulla fuga. L'ultimo della serie è Il giro del mondo in aspettativa di Massimo Bocconi, che a me non è molto piaciuto, per la verità, ma che dà un'idea genuina di come si possa abbandonare tutto su due piedi per dedicarsi a se stessi. Un po' di sano egoismo non ha mai fatto male a nessuno.

5. In coda/ in sala d'attesa.
Gli italiani leggono poco, dicono. Indubbiamente sarà vero, come forse è vero - o almeno questa è la mia impressione- che leggono parecchia spazzatura (parentesi: l'altro giorno ero in fila alla cassa di una libreria, e la ragazza davanti a me aveva in mano Tre metri sopra il cielo: sono stata tentatissima di dirle di cambiarlo con qualcosa di meglio, ma mi sono trattenuta. Ventiquattr'ore dopo P. mi ha chiesto se avessi visto il film, perché il libro- che aveva trovato a casa mia- le era così piaciuto che avrebbe voluto vederne la trasposizione cinematografica. Sapete cosa le ho risposto? "Sparati", Troppo aggressiva? Temo di sì... :( Chiusa la parentesi). Chi legge, credo, spesso legge sul serio, ed attribuisce a questa passione un'importanza vitale.
Se non fossi anch'io una che lo fa, penso rimarrei molto sorpresa nel vedere come la gente legga ovunque ne abbia la possibilità.
Perché? Personalmente ritengo che la molla sia la consapevolezza che il tempo che si ha per mangiare libri è ancora meno di quello che ha per mangiare una piadina crudo e rucola a pranzo, e allora si cerchi di sfruttare ogni singolo momento della giornata che sia un minimo compatibile con il tenere in mano qualcosa (piadina da una parte e libro dall'altra? Provare per credere!).
Un po' come quando si ha la casa piccola. Si usa ogni angolo per metterci le proprie cose, abiti, libri, frullatori che siano. Mai avrei pensato di dovermi far costruire un armadio sopra la porta dello studio per farci stare qualcosa, eppure mi sono ridotta a farlo.
Mai, da bambina, avrei pensato che mi sarei trovata a sperare di trovare un po' di fila in banca per leggermi tre pagine del romanzo di turno. E allora, viva il libro dell'attesa.
Se andate dal medico, e a me ogni tanto succede, troverete sul tavolino dell'ingresso le riviste che sua moglie ha letto almeno almeno tre settimane prima. A volte possono comunque essere interessanti (le vicende della bellissima e sfortunata Caroline Grimaldi sono addirittura imperdibili), ma generalmente è meglio lasciarle perdere, anche perché magari un'ora prima di voi li ha presi in mano il signore che vi sta di fronte e continua a tossire come avesse la Sars o cinque minuti prima le stava sfogliano la mamma venuta a chiedere un antistaminico per la figliola a casa con la scarlattina (e, si diceva, mica è bello morire di scarlattina). Non nego che leggere in una sala d'attesa sia difficile, perché la gente parla molto, di cose spesso futili, e litiga con gli informatori del farmaco che vogliono passare avanti (se siete da uno specialista, le cose sono diverse, naturalmente, l'attesa sarà molto più breve anche se, nel caso siate in uno studio associato, non è scontato che ci sia silenzio). Ma vale la pena di provarci.
Ed è, questo, uno dei pochi casi in cui vi toccherà leggere su di una sedia. E' un'esperienza poco piacevole, ma da sperimentare. Accavallare le gambe e disincrociarle è un'operazione che in questa situazione si ripete in continuazione.
Meglio avere un proprio libro in borsa per ogni evenienza. Piccolo e leggero, che si presti ad essere letto in piedi anche nel caso di fila alle Poste per pagare la bolletta della luce.
Il libro dell'attesa? Scartato Sarò mamma - perché è di un'altra attesa che stiamo parlando qui- ne restano comunque parecchi. Il primo che mi viene in mente Love in a blue time di Hanif Kureishi, che oltretutto è una raccolta di racconti: in quanto tale, ben si presta a una lettura frammentata.

6. In quel posto.
Ebbene sì, sto proprio parlando della toilette. Mi è sempre dispiaciuto portare i libri in bagno, ma ciclicamente lo faccio. Avrei la tentazione di lanciarmi in una caduta di stile, ma provo a trattenerla, e sarò seria e fine come Barbara Palombelli, tanto i miei lettori stanno pensando tutti a quello che ho pensato io. Per piacere!
Un buon libro per il bagno deve prestarsi particolarmente a una lettura a puntate: la trama non deve essere troppo complessa o deve essere così avvincente da non farci dimenticare nulla tra una seduta e l'altra. Consiglio Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque. Se non ricordo male, infatti, alcune pagine di questo libro forte e bellissimo sono ambientate in una latrina, con una riflessione sul tema davvero molto arguta, se mi è rimasta dentro dalle scuole medie.
Non vi piacciono i libri sulla guerra? Gustatevi Io non ho paura di Niccolò Ammaniti.
Qualunque sia il libro che sceglierete, W la lettura al bagno: per lo meno lì non esiste, grazie al cielo, il problema della posizione!

[1] Sono solo io?