Stasera faccio la casalinga.
C'è¨ "Speak up" di là che mi aspetta per un po' di sano ripasso della lingua inglese ma, per dirla tutta, sono così depressa ma così depressa ma così depressa...
Che voglia di coccole e vizi!!!
Voglio dire: possibile che ci sia gente che ha tutto e gente che non ha niente?
Certo, ho la salute (non al 100%...) e l'acqua potabile, cosa che molti amici in giro per il mondo non hanno, e ho persino il pc (!), ma per il resto... una tragedia, ecco.
Ci sono tragedie e tragedie, lo so benissimo, ma in questi giorni, dopo una parentesi inevitabile, è tornato fuori il mal d'amore.
Non si muore per amore? Io non ci credo.
Si muore eccome, sì sì.
Il mal d'amore ti consuma piano piano.
Ma io dico.
Non sono bella, è vero, ma sono sorridente.
Non sono un angelo, è vero, ma qualche slancio di nobiltà ce l'ho anch'io.
Non sono tante cose, è vero, ma sono io, con i miei difetti, è vero, ma, ripeto, sono io! Mica una qualunque!
E sono qui che supplico in tutti i modi lui, l'uomochetroviUNAvoltasolanellavitaeavoltemancoquella, di farsi amare, onorare, viziare, coccolare, preparare la colazione, stirare le camicie, accompagnare al cinemalibreriapizzeriabarristorantemaremontagnacapitalieuropeebnewyorkmelbournecapetownpartitadicalciosettimocielo tutti i giorni della sua vita, e non ne vuol sapere. Manco una settimana (che poi equivale a tutta la vita, perché se prova una settimana non cambia più, LO SO).
E' da tanto che va avanti questa storiaccia, e checché ne dica lui, di sforzi per non pensarci più ne ho fatti a bilioni, ma niente. Sono inutili e anzi nocivi.
Prego gli dei che arrivi presto un chiodo nuovo, ma il fatto è che posso dimostrare scientificamente che un altro così intelligentesimpaticoironicospiritosotimidosexysensibileteneroquasimaiincazzatoemaiintransigente non c'è in giro, o almeno non c'è tra tutte le persone che incontro allavoroinvacanzasuautobusmetrotreniaereitraghettialiscafiastronavi. La mia botta di culo l'ho avuta una volta nella vita ed è durata il tempo di un fuoco di paglia (un po' più a lungo, in verità).
Ecco, fra un po' si sposerà e farà dei figli con quell'altra e io non mi azzarderò certo a sfasciare famiglie, ma a quel punto tanto vale che prenda i voti di castitè -obbedienza-povertà e passi i miei 35 anni almeno di duro lavoro a manco due milioni al mese in attesa di andare in pensione e finire in un ospizio a spese del comune perché non ho figli che paghino per me. Verrò ricordata per il mio blog, per tutte le sciocchezze che ho pubblicato su internet e che ho pronunciato nella vita quotidiana, e forse nemmeno per queste cose.
E non ci sarà nemmeno la mia mamma a farmi le coccole, a dirmi "Non fasciarti la testa prima del tempo" e "Ci siamo passati tutti" e "Si vede che non ti meritava" e a darmi un bacino soft sui capelli quando per caso rientra che sto già dormendo.
Ditemi voi, non sono tragedie queste?
Ora, e capirete presto perché vi racconti questo, vi dico un po' che ho fatto stamattina.
Mi sono alzata alle 8 (avevo messo la sveglia del Nokia. Non so se ce l'avete presente. E' la mia persecuzione). Ho vagato per la casa a pensare "Oddio e se si sposa?", "Oddio ma come faccio?", "Loamoloamoloamoloamo" mentre si scaldava il tè verde al ginseng, ci ho mangiato assieme due plumcakes parmalat acquistati sottocosto all'ipermercato, e poi ho detto: "Certo che una giornata così può essere veramente eterna". Quindi sono tornata a letto aspettando una nuova alba (simbolica), che non è mai arrivata: due partitelle a pairs (il memory di nokia) e snake (il verme solitario che a volte esce da me ed entra nel nokia), un po' di dormiveglia e, alle dieci, la seconda sveglia nokia.
Mi sono lavata, mi sono vestita (come? Dunque: maglietta in cotone blu a manica lunga, felpa color cammello con cerniera e cappuccio, jeans bellissimi che sembrano il sotto di una salopette, adidas bianche a bande rosse e tacchetti da finto calciatore, zaino monospalla) e sono andata in libreria. In una non c'era il libro che cercavo, nell'altra è successo quello che vi vado ora a raccontare se non non state già russando (vedete di non farvi sgamare da me mentre vi appisolate leggendo il mio blog perché vi gonfio e vi bandisco).
Il libraio è presumibilmente il figlio di quelli che trovo di solito. Forse fa un altro lavoro e il sabato va ad aiutare i genitori. Carino, vagamente brizzolato, alto, occhiali con montatura a giorno.
io: "Cerco un libro di Alain de Botton"
Lui: "Cos'è una ragazza!!!!" (attenzione: non ha detto "Cos'è una ragazza"? ma "Cos'è una ragazza"! Insomma, già sapeva tutto, il saputello).
Io: "Esatto, giovane figlio brizzolato e perspicace".
Lui (balzando fuori dal banco e saltando al volo sul tavolo porta-libri): "Eccolo!"
Io: "E' l'edizione economica, VERO?"
Lui: "Ma certo! Senti ma è il primo libro che leggi di de Botton?"
Io (pensando che al giovine piace attaccare Botton) "No certo, ho letto 'Esercizi d'amore' per farmi del male l'anno scorso"
Lui: "E come l'hai trovato?"
Io: "Niente di che. Diciamo che non è un capolavoro. E quest'altro, invece?"
Lui: "Carino. L'aggettivo giusto é 'carino'. Insomma non mi ha fatto venire voglia di leggere altro dello stesso autore, ma si legge"
Io: "io vorrei leggere 'Come Proust può cambiarvi la vita', ma forse prima vorrei finire il ciclo di Proust" [sembra stia parlando di una lavatrice, o anche volendo di qualcos'altro]
Lui: "Ma non è indispensabile, perché parla più della vita di Proust che delle opere" (l'aggiornalista non riesce a convincersi che veramente Proust abbia fatto qualcosa di diverso dallo scrivere quei sette tomoni, nella sua vita, ma non esprime pareri in merito) "E come mai hai scelto 'Cos'è una ragazza'?"
Io: "Mmm... per ascoltare un ragazzo". L'hai sparata grossa, lggrnlst, correggiti su-bi-to "Me l'hanno consigliato, insomma, e provo a vedere com'è".
Lui: "Bene! Sono sette euro" (gli ho rilasciato un'intervista e nonostante ciò osa farmi pagare?! Maledetti uomini).
Io: "Mastercard?".
Lui: "No, solo bancomat".
Io: "Allora ecco il bancomat". Se m'avesse detto "No, bisturi", credo che nel mio portafogli ciccione avrei trovato anche quello.
Lui: "Il codice, prego".
Io: *****.
Lui: "Ecco lo scontrino".
Io: "Posso dare un'occhiata ancora?".
Lui: "Ma certo".
Siete ancora svegli?
Guardo di tutto: Coelho ("Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto" - libro fan-ta-sti-co, l'unico bello di Coelho, secondo me), Hemingway ("Addio alle armi") e poi Rossana Campo, il diario di una blogger che si chiama come me ma che non sono io sennò forse sarei ricca, Pirandello, Verga, fantascienza, storia, Hesse, Dave Eggers, Francesco Totti (non ci si può credere) e via via di bene in meglio, di palo in frasca, dalla padella alla brace, chi non risica non rosica fino ad arrivare al libro che m'ha dato la stangata definitiva:
"Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" di un certo Giulio C. Giacobbe, laureato in filosofia in Italia e in psicologia a New York.
Ci manca solo che lo apra e trovi che l'ha dedicato a me.
Mi chiedo se le seghe mentali siano sempre esistite o se siano uno dei tanti frutti marci del nostro tempo. La seconda, mi sa... E allora non potevo nascere o prima o dopo e insomma evitarle?
Voi che dite?
Mi rendo conto che la chiusa di questo post fa schifo. Beh, diciamo che l'ho fatto deliberatamente, così veloce e insulsa, tanto state tutti ronfando, e io vado a farmi ancora un po' di tè verde con i plumcakes, e torno a letto aspettando una nuova alba, magari con risveglio fra le sue braccia calde o con la bella notizia al tg del mattino che non sposerà me- maledizione!- ma, che so?, si farà frate e/o ha dichiarato di essere gay!
Buonanotte!
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