Monsieur Ibrahim e i fiori del corano
Capita spesso che quando una persona ha l'animo sensibile e magari nella vita ha conosciuto bene la sofferenza, ella trovi rifugio, comprensione e amicizia in un'altra persona apparentemente tanto diversa da lei.
E' quanto accade al giovanissimo ebreo Mosè- detto Momo- il quale, abbandonato bambino dalla madre e trascurato da un padre fragile almeno quanto lui, trova sostegno e affetto in Ibrahim, anziano proprietario musulmano di un bazar nel quartiere ebraico.
Il vecchio si prenderà cura del ragazzino con la saggezza e la semplicità che gli vengono dalla lettura e dalla meditazione del suo Corano.
Momo ne resterà colpito e, alla morte del padre, lo seguirà nel suo ultimo viaggio.
Più che un inno all'amicizia tra un ebreo e un arabo, Monsieur Ibrahim e i fiori del corano è un inno all'amore che sa andare oltre l'oggettività dei fatti (l'amore che tu dai è tuo-dice pressappoco Ibrahim a Mosè-non va perso. Se lei lo rifiuta, perderà un'occasione), oltre all'età e alle differenze. Perchè per i cuori grandi e puri, la semplicità dell'animo è l'unico metro di giudizio sicuro e infallibile.
Io nei film cerco, perchè l'amo, l'attenzione ai dettagli, la bella fotografia, la colonna sonora giusta.
E questo piccolo gioiello li ha.
Il giovane attore Pierre Boulanger è poi un gioiello lui stesso all'interno del film, con gli occhi scuri e profondi e i bei capelli e una strada sicura davanti. Superbo, infine, Omar Sharif.
In questo film torna e ritorna il tema della morte. Muore il padre di Momo, la madre è tanto assente da essere come morta, morirà poi, forse, Monsieur Ibrahim.
Torna e ritorna, però, una morte che cancella solo lo sporco della nostra vita, mentre invece finisce per esaltare quanto di buono l'uomo lascia dietro di sé e per gli altri.
Non muoio: vado verso l'immenso.