sabato, luglio 09, 2005

PER MOLTI MA NON PER TUTTI
(Quando lo scrittore, pur conscio di quanto poco si legga in Italia, scrive con evidente snobismo)

Autore: Francesco Zardo
Titolo: I cuori infranti
Editore: Cooper
Prezzo: € 11

I cuori sono fatti per essere infranti, disse un giorno qualcuno.
Nessuno, proprio nessuno, vorrebbe vedere il proprio cuore infranto, scrive invece Eliza Schelling, protagonista, assieme a Ernesto Radez, del breve romanzo epistolare, I cuori infranti appunto, che dà il titolo alla nuova opera di Francesco Zardo, suo primo libro di narrativa.
Nonostante quelli che sono i nostri desideri, i cuori si infrangono, si infrangono e basta, cioè di rado sono infranti da qualcuno.
E il cuore infranto di Ernesto cerca consolazione e risposte scrivendo alla rubrica della collega Eliza, con tutto quello che ne può derivare.
Seguono poi cinque racconti (il più bello, forse, Il “non essere” , nel quale a infrangersi sono invece i sogni adolescenziali di Roberto e Daniele di fronte alla morte del loro amico Maurizio “lo zigano”, giovane tifoso romanista che, salito sulla propria Vespa truccata, partì come un angelo per essere travolto da un’auto subito dopo) e una sorta di saggio sul non senso del viaggio.
Cinque racconti, un saggio e un breve romanzo che raccontano di fatti scelti a volte per la loro intensità a volte per la loro (apparente) banalità. Più che gli episodi in sé, a interessare l’autore sembrano essere i pensieri – meglio se fragili, timidi, persino sconnessi- di chi ne è protagonista e la necessità di descrivere la condizione umana nella sua dualità (vita e morte, felicità e abbandono), e il genere umano nelle divisioni (buoni e cattivi, deboli e forti, vincitori e vinti) così poco nette persino dentro ciascuno di noi.
E’ dal contrasto, paragonabile a quello tra un bambino che medita di rinunciare a picchiarne un altro per cercare e trovare un dolore più pulito e autentico, lacrime in occhi già umidi, di bambini per natura più adatti al dolore e un altro che, colpito dalle offese, non sarà più capace di darsi risposte decisive, ma solo ogni tanto di percepire a sua volta e fugacemente distinguere la propria oscura solitudine, senza mai tuttavia sublimarla diventando un particolare genio, o una persona, fosse anche solo per vendetta, soddisfatta, è da questo contrasto, dunque, che scaturisce l’opera di Zardo: la sua è la narrativa di chi non nasconde lo squallore di certe vite, la volgarità di certi animi, la mancanza di scrupoli di certe persone- adulti o bambini poco importa. Non li nasconde dunque ma li affianca, con maestria, ai lati più nobili dell’esistenza, all’amore, ai sogni di ciascuno di noi, alla grandezza della nostra quotidianità, al valore della nostra solitudine.
E oltre che attraverso la confusione della mente di personaggi alle prese con piccole delusioni o grandi tragedie, Zardo la vita decide di raccontarla anche attraverso la letteratura.
Si può parlare di vacanze citando Cicerone e Gozzano? Di desiderio citando Leopardi? Di infanzia citando Manzoni?
Evidentemente sì. Il fatto che ci riesca Francesco Zardo con il suo primo libro di narrativa, nella formula “romanzo breve + qualche racconto”, non significa che ciò sia fattibile in generale. Perché ci vogliono necessariamente due ingredienti rari: cultura di alto livello e disinvoltura linguistica.
Ci vogliono giorni, notti, settimane, anni passati con un volume in mano per raccogliere materiale non banale da citare al momento giusto. E questo tempo Zardo dimostra, con un pizzico di senso di superiorità, di averlo speso. E di questi tempi, questo fatto fa di lui uno scrittore diverso dalla maggioranza dei suoi altrettanto giovani colleghi che, unitamente ai loro editori, pensano che per essere scrittori basti avere qualcosa da raccontare e, nella migliore delle ipotesi, saperlo fare in modo accattivante: per fortuna, e I cuori infranti lo dimostra, non è così.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie, grazie, cara l'ag. La tua recensione è premiante, e premia soprattutto la mia vanità di arrivare lunedì, nel mio sottoscala, e andare sul tuo blog prima ancora di vedere la posta elettronica e leggere le belle righe sul mio libro. Ma premia anche lo sforzo di averlo scritto, che tu hai colto così bene, e di aver cercato una densità della scrittura, delle pagine fitte.

Anonimo ha detto...

Ad maiora, caro FZ, come sempre!