Più o meno a metà settimana ho finito questo "Tre metri sopra il cielo".
Che non fosse niente di speciale, lo si sapeva.
Che potessi anche fare a meno di sprecare le due tessere di Feltrinelli così, un po' lo potevo immaginare.
Quello che non potevo immaginare è che, sebbene il libro non fosse speciale e sebbene sentissi di aver buttato le tessere-punti, questo libretto di 300 pagine circa mi ha tenuta sveglia per ore, ore nelle quali avrei voluto dormire e sognare, facendomi fare (orrore!) dei salti in avanti per vedere cosa sarebbe successo, a volte così di fretta e con sensi di colpa tali da leggere una parola per un'altra e immaginarmi una storia alternativa, dove lui non incontra sua madre al semaforo, ma mette sotto con la moto la madre di lei, Raffaella, al semaforo. Solo per aver letto "Era mia madre" in fondo al capitolo.
Insomma, basta. Le cazzate e il vuoto della gioventù romana della Collina Fleming lasciamoli ai pischelli romani (nulla contro i romani, che adoro. Molto contro i ragazzini borghesi, che detesto). Io non bisogna più neanche che li comperi, certi libri. Mi rovinano. Rovinano il mio palato fino come una patata bollente può rovinare il nostro gusto per mesi, come la pasta del discount fa cambiare quando ci si abitua (nel mio caso, MAI) l'idea di "pasta buona". Quest'ultima cosa, spiegata coi piedi, ve la racconto meglio un'altra volta. Se qualcuno l'ha già capita così, sappia di essere un genio.
Nessun commento:
Posta un commento