E ALLA FINE ARRIVO' COME SOPRAVVIVERE
Mi sono convinta che la mia recensione non è poi così cattiva.
So, let's go.
Premessa:
Il libro di cui sto per scrivere l’ho acquistato un po’ senza volerlo, e mi preme raccontare com’è andata. Ha un suo perché.
Un anno e mezzo fa ho recensito un altro libro simile che trovate più in giù. Era “Come sopravvivere ai francesi”. Sul sito di Feltrinelli ho visto le novità in uscita, e c’era questo “Come sopravvivere agli italiani”, attribuito a un certo John di cui francamente non rimembro il cognome.
Wow, un inglese che fa il gradasso e ci racconta quanto siamo cafoni, confusionari, maleducati e grezzi. Te lo faccio vedere io, caro il mio John, quanto voi British siete insopportabilmente sporchi e sempre attaccati alla birra. “Come sopravvivere agli inglesi” lo scrivo io, e la triade è completa. Poi non se ne parli più, ché sembriamo un pianeta di xenofobi...
Siccome, come scrivevo qualche tempo fa, ho dei profondi sensi di colpa per il fatto che non vado mai dai librai piccoli e indipendenti, qualche giorno fa mi sono infiltrata in un negozio a gestione familiare con l’idea di fare un giretto e vedere il libro, intanto. Vedere, e non comprare. Avevo in mente di guardarlo solo e poi tentare il colpaccio e barattarlo con la mia seconda copia di “Come sopravvivere ai francesi” acquistata pensando che visto che ce n’erano pochi esemplari in giro un giorno sarebbe valsa qualcosa. Tempo tre giorni è uscita la ristampa e, con la ristampa, altri cinque milioni di copie della prima edizione rimaste in magazzino per un anno.
Insomma entro, faccio un giro, poi mi decido:
- Senta per cortesia, “Come sopravvivere agli italiani” ce l’ha, per caso?
- Mi faccia guardare al computer... Sì, c’è. Sì sì, è proprio nella sezione umoristica dove sta guardando lei (grrr... lo sapevo, manco facesse ridere un inglese che spara cavolate sugli italiani).
- Non lo vedo.
- Vengo io. Non lo vedo. MAMMAAAAAAAAAAAAAAA?
- SIIIIIIIIIIIIIIIII???
- COME SOPRAVVIVERE AGLI ITALIANI?
- ARRIVOOOOOO.
Arriva la signora Silvana che inizia a guardare in tutti gli scaffali, su tutti i tavoli, nelle cataste di libri ancora da mettere a posto, dietro la cassa, al piano di sopra. Penso che salterà fuori e dopo tutta la fatica che ha fatto mi toccherà comprarlo, maledizione, altro che guardarlo solo. Dieci euro a John, che li cambierà in sterline e se li berrà in birra e whisky. Dio, fa’ che non lo trovi.
- Mi dispiace, non lo trovo, mi arrendo.
- Sicura che non vuole guardare ancora un po’? Ho tempo, sa?
- Ho guardato ovunque.
- Capisco.
Torno dal figlio:
- Senti mi dici il cognome dell’autore? John e dopo?
- Zerdo.
- John Zerdo?!
- No, Francesco Zerdo.
Capito. Zerdo. Uno famoso!
Poi sono stata da Feltrinelli, lì ne avevano cinquanta copie in bella mostra.
Quando uno sta spendendo in libri, si fa prendere un po’ la mano, e dieci euro in più sembrano non fare la differenza.
Autore: Francesco Zardo
Titolo: Come sopravvivere agli italiani (Anche voi potete farcela)
Editore: Castelvecchi
Prezzo: € 10,00
Come sopravvivere agli italiani?
Come sopravvivere agli Italiani quando l’Italia sembrava più bella e cara dalla Francia? Come sopportare i tanti difetti del Bel Paese e della sua gente? Come resistere all’omologazione alla cultura americana del fast food - che costituisce, assieme alle rotaie e alla biglietteria, il punto in comune di tutte le stazioni ferroviarie delle città italiane? Alla tv-spazzatura e al fatto che nel nostro paese il 99,2? % delle famiglie possiede un tv-color mentre in Francia (ma anche in Germania) molte ne fanno tranquillamente a meno? Come sopravvivere a tutto questo e a molto altro?
Beh, un buon metodo è cercare di accontentarsi di quello che l’Italia offre:
il caffè migliore del mondo- con i suoi annessi e connessi-, la fantastica cucina casalinga e il buon vino, un patrimonio artistico senza eguali, degli angoli di paradiso inaspettati all’interno di ogni città. Sembra poco ma non lo è. Forse è abbastanza per sopravvivere.
E questo è anche quello che uno straniero che viene in Italia deve sapere per sentirsi a suo agio. Un po’ come per l’AIDS, che se lo conosci lo eviti, e se non lo conosci ti uccide, così l’Italia. Se si sanno certe cose, e se ne apprende il motivo e ce ne si fa in qualche modo una ragione, si potrà dedicare il tempo che altrimenti si perderebbe in nervosismi sterili per ammirare luoghi segreti- mica quelli ovvi per turisti come il Colosseo o Piazza San Marco- e respirare un’aria nuova nel bel mezzo del caos della Capitale: “(...) salendo sopra la polvere di tritume urbano e di smog che cala piano verso il basso per poi risollevarsi il mattino dopo, potrete allora sentire un forte profumo di gelsomino, proprio nel cuore della città inquinata, che vi raggiunge prepotente, vi ricorda che da qualche parte l’Italia continua a vivere (..)”.
Il senso del libro è, in soldoni, questo, ma pagina dopo pagina si apprendono anche tanti elementi della biografia dell’autore, molti aneddoti di poco interesse inseriti attraverso collegamenti forzati con gli argomenti trattati.
Ma il senso del libro è anche la ricerca – peraltro, purtroppo, appena abbozzata -di un’armonia che forse l’Italia ha senza che noi ce ne rendiamo conto. E questa ricerca passa anche attraverso lo straniero cui questo libro è dedicato. Passa attraverso lo scambio epistolare, o di email, o di bigliettini sul frigorifero, chi può dirlo?, con una ragazzina islandese di diciassette anni, che vive a casa di lui mentre lui non c’è*.
Le chiede: “Sarai tu ad aprirmi gli occhi sulla bellezza del mio Paese? E’ difficile alle volte apprezzare la bellezza di qualcosa o qualcuno guardandola da dentro. (...) Un elettrocardiogramma mi direbbe quanto ti batte il cuore più forte in un sospiro?”.
Troppe cose un po’ non ci piacciono, e anzi ci dispiacciono.
In primis l’aver incentrato buona parte delle osservazione sugli usi e costumi dei romani (quelli nostri contemporanei, non gli antichi romani!), che sono tanti, non si discute, ma non sono tutti gli italiani, e neppure la maggioranza, e neppure, in tutta franchezza, i migliori.
E in generale l’aver parlato per lo più sulla base della propria esperienza, interessante quanto quella di ciascun altro terrestre, anche quando i temi non lo richiedevano. Un esempio? Citare solo “Kiss me” e “Grande fratello” (due giornali per i quali ha lavorato) nel capitolo dedicato ai giornali italiani. Apprezziamo l’ironia, ma per così poco dieci euro forse sono un po’ troppi. Idem dicasi per i programmi televisivi. Uno di quelli citati non esisteva più neanche quando è uscito il libro, un altro che dice di aver visto nel mese delle Olimpiadi, giusto quando non andava nemmeno in onda. Come non farsi infastidire da questi dettagli?
Il lessico, altro punto debole, è molto colloquiale: ciò dà un tono più dimesso, trasandato quasi, che familiare, anche per colpa di un po’ di volgarità (ennesimo difetto degli italiani, quello di credere che certe parole, da “cazzata” a “coglioni”, siano eleganti e facciano parte del vocabolario comune). Ma il lessico è anche impreziosito da termini un po’ rétro: vero, piacevolissimo vezzo dell’autore. Questo compensa, almeno in parte, la scurrilità, e lo fa assieme a una cultura –letteraria e cinematografica ma non solo- a estesa e insolita, di questi tempi: un raggio di sole nel buio generale, e generazionale, italiano.
Non si può non pensare che l’editore abbia concepito questo libro per un lancio in Europa e nel mondo. A tratti si ha l’impressione che se “Come sopravvivere agli italiani” fosse partito per il resto dell’universo in aereo anziché in treno, attraversando tutta la provincia italiana, forse la scelta sarebbe stata più azzeccata. Spesso le ragioni dello scrittore non sono quelle dell’editore, e di questi tempi, nel Bel Paese, bisogna adattarsi un po’ a tutto. Per sopravvivere.
* E’ in fuga da lei, impaurito, da tipico maschio italico. Ecco a cosa bisogna sopravvivere, noi donne!
2 commenti:
Bene o male... Purché se ne parli. ;) Un saluto.
Caro fz, sono assolutamente del tuo parere.
Sono stata molto in dubbio se pubblicare la recensione o meno, poi ho pensato che non fosse una cattiveria gratuita. Ogni tanto anche i grandi cadono.
Aspetto un nuovo libro da esaltare come "Come sopravvivere ai francesi".
Comunque, sempre perché "l'importante è che se ne parli", sappi che ho cercato disperatamente "Come sopravvivere agli italiani" per regalarlo al mio migliore amico, che vive al'estero, è qui in Italia in vacanza, e l'altra sera il cameriere al ristorante gli ha chiesto da dove venisse dicendogli "Sento che non sei un extracomunitario".
Sono questi gli italiani ai quali dobbiamo sopravvivere, ho pensato. E ho cercato il libro, dicevo,
e non l'ho trovato da nessuna parte. Quindi pare che agli altri sia piaciuto più che a me. Spero tu abbia grandi programmi letterari per il futuro.
Grazie per aver rotto il ghiaccio con i commenti, nessuno dei miei amici lo ha voluto fare e lo fai tu.
Posta un commento