venerdì, dicembre 12, 2003

Titolo: Arcobaleno
Autore: Banana Yoshimoto
Editore: I canguri/ Feltrinelli
Prezzo: 10,00 euro

"Arcobaleno" è l titolo dell'timo romanzo di Banana Yoshimoto.
"Arcobaleno" è anche il nome del ristorante tahitiano di Tokio in cui lavora come cameriera la protagonista/narratrice Eiko, giovane giapponese di provincia.
E dalla stessa protagonista l'arcobaleno è assimilato a "un sogno", sette colori che "sfocandosi, poco alla volta si disperdevano in tremolanti raggi sottili che davano vita a splendidi fiocchi colorati": "un mondo silenzioso in cui il tempo pareva essersi fermato".
E' su questi due piani, - da un alto una vacanza indimenticabile tra Moorea e Bora Bora, dall'altra un lavoro che Eiko ama ma che è costretta a sospendere per il bene della sua salute in un periodo di stress eccessivo- che si sviluppa la vicenda.
A fare da trait d'union tra le due vicende c'è un uomo, il signor Takada, proprietario del ristorante.
La trama è come sempre l'aspetto meno avvincente dei libri di Banana Yoshimoto: il suo problema, se lo si vuole definire tale, è infatti quello di ripetersi in temi che evidentemente le stanno a cuore.
Ma il suo talento, quello che fa di lei una scrittrice tradotta, conosciuta e amata in tutto il mondo, soprattutto dalle giovani generazioni, sta senz'altro nella capacità  di trovare sempre- grazie a una spiritualità  tutta orientale- personaggi dalla sensibilità naif e raffinata al tempo stesso. Personaggi, per lo più femminili, che sanno stupirsi e trovare piacere davanti alla bellezza di un cielo nonostante abbiano la morte nel cuore e vivano quotidianamente piccoli drammi.
Questi personaggi rappresentano probabilmente per il lettore quello che vorrebbe lui stesso essere: morte nel cuore e drammi quotidiani a noi, attori del nostro tempo, non mancano senz'altro. Mancano invece, sempre più spesso, la voglia e la forza di cercare un arcobaleno in un cielo spaccato in due da un temporale.
E Banana Yoshimoto, ben conscia di questo, non cessa, libro dopo libro, di spingere il suo pubblico fedele a cogliere e far propria questa prospettiva ottimistica e a cercare il proprio angolo di azzurro.
Se la trama non è un granchè, poco importa: come diceva qualcuno, il fine giustifica i mezzi.

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