ALAIN DE BOTTON, Come Proust può cambiarvi la vita
Non mi sono messa d’impegno nello scrivere queste poche righe, ma lo dico sempre: questa è la mia palestra, non mi sento in gara.
Trovo che “Come Proust può cambiarvi la vita” sia un’opera pressoché inutile. Utile a passare qualche ora, ecco.
Marcel Proust può senz’altro cambiare le nostre vite, nel senso che se ci mettiamo a leggere i setti tomoni succulenti che compongono la sua opera, almeno un po’ la nostra esistenza dovrà mutare: è un ciclo che richiede attenzione, concentrazione e una certa qual dose di pazienza. Sono certa che la lettura di circa quattromila pagine scritte da chiunque ci condizionerebbe per lo meno momentaneamente la vita, e cambierebbe le nostre abitudini.
Quattromila pagine scritte da Proust, poi, hanno un effetto devastante. Ve lo dice una che non ha ancora ultimato il primo volume (“Dalla parte di Swann”) e per questo potrebbe sembrare poco credibile, ma ritengo che bastino dieci-venti pagine per intuire il genio e la perfezione di questo capolavoro.
Tornando a De Botton, si può tranquillamente asserire che centottantacinque pagine delle sue non possono avere invece la pretesa di spiegarci il senso della Recherche, o di farci conoscere i personaggi che la abitano.
Spero ne conveniate.
E’ come spiegare la cucina italiana ad un cinese dandogli da mangiare un piatto di zucchine trifolate. Italiane lo sono, non c’è che dire: ma non sono abbastanza per aprire gli occhi su un mondo così tanto più vasto.
A mio modesto avviso Alain De Botton potrebbe essere, invece, un ottimo divulgatore di storia della letteratura: grande, ancora una volta, la sua capacità di deliziarci con particolari riguardanti gli scrittori (questa volta, inutile ripeterlo, Proust) e le loro curiose abitudini, e di fornirci un’immagine di loro paradossalmente a metà tra il realismo e la follia: perché è proprio questo suo essere a metà, in una dimensione inspiegabilmente altra da quella umana, a rendere grande uno scrittore e a farcelo amare.
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