Sono a caccia di un libro da leggere. In cerca di spunti domenica ho comperato “Il sole 24 ore”. Speravo che nell’inserto festivo ci fosse qualche titolo intrigante. E invece nulla. C’era, però, un breve articolo sul prezzo dei libri.
Non riassumo qui il pezzo. Vi riporto solo due delle cose che ho scoperto. Non so se siano vere vere vere.
La prima è una regola. E cioè che in Italia un libro può essere scontato dal negoziante fino a un massimo del 15%. Non oltre (in Germania non sono ammessi sconti).
Ora, io non ho mai lavorato per una casa editrice e neanche in una libreria, ma un po’ di shopping letterario l’ho fatto. E ho visto di tutto. Tutti i libri a un euro. Tutti i libri a metà prezzo. Un libro con il 15% di sconto, tre libri con il 30%.
Anche voi avrete visto di tutto. Al di là della proletaria considerazione che gli sconti ci piacciono un bel po’, cosa vuol dire tutto questo, se non che siamo in Italia? E che a farne le spese, se la regola è vera, sono i piccoli librai onesti, appassionati e indipendenti (ai quali chiedo sempre scusa se mi servo altrove, a caccia di promozioni e raccolte-punti. Un giorno sarò ricca e allora le cose cambieranno, lo giuro)?
La seconda cosa che ho scoperto, e sulla quale mi son fatta una bella risata, è che il 40% dei titoli in commercio in Italia costa meno di €7,75. Ah però!
Vi racconto io da cos’è composto, secondo me, il restante 60% (che, non dimentichiamolo, è più della metà):
- le novità. Già, le novità. Prendete un qualunque libro di un qualunque sscrittore* emergente (pescate pure da questo blog se vi serve qualche nome) e ditemi quanto costa. E pensare che voi (noi) facciamo un atto di fiducia non da poco acquistando l’opera di un emerito sconosciuto (lo facciamo volentieri, lo dico seriamente, ma lo facciamo). Fino al momento in cui non finiamo il libro e tiriamo un bel respiro di sollievo dicendo “Mi è piaciuto e, sia lodato Gesù Cristo, non c’era neanche un errore di grammatica o di stampa” noi abbiamo fatto un regalo a quello scrittore, o più che altro al suo editore (questo è un altro discorso. Non ora!). Un appuntamento al buio in libreria. Se poi passiamo agli (s)scrittori affermati, non ne parliamo. Il secondo romanzo di Giorgio Faletti costa, tenetevi forte, diciotto euro e sessanta centesimi. E qui mi fermo.
- Tutti i libri in lingua originale. Se ci pensate, dovrebbero costare meno degli altri, visto che non ci sono spese di traduzione. E invece no: siccome vengono da fuori e fanno tanta strada per arrivare fin qua, li paghiamo di più. Ma facciamoli volare con Ryanair, questi libri in inglese, e vendiamoli al prezzo di copertina, no? Siamo o non siamo nell’Unione Europea?
- Tutti- o quasi- i libri che non si sfasciano il terzo giorno che li porti con te in spiaggia e tutti quelli che non devi sfasciare tu stesso per tenerli aperti (ci avete mai fatto caso? Se un libro è fatto di centoventi pagine, la sua edizione economica è fatta invece di cinquecento pagine che hanno la stessa area della base di un etto di fontina, e che quindi stanno assieme a fatica finché stanno sullo scaffale, e si ribellano non appena le prendi in mano);
- Tutti i libri la cui trama non fa palesemente schifo. E questa è tutta colpa nostra. Le edizioni più economiche sono quelle dei famosi best.sellers, i quali, almeno qui in Italia, sono o romanzi rosa scritti da donne che mi sembra impossibile esistano sul serio o gialli e thriller tutti uguali. Se vinco al totocalcio comprerò 800.000 copie di “Una banda di idioti” solo per vederlo sullo scaffale dei “super economici”. Dopo potrei morire.
A questo punto lancio un appello. Se qualcuno di voi, o dei vostri amici, o la zia della cugina di un conoscente di un vostro amico, sa come si formula il prezzo di un libro me lo dica. Vi prego. E soprattutto mi spieghi perché allora non ci fanno pagare prezzi diversi anche al cinema. Il film dei Vanzina? Un euro. Troy? Siccome l’avete visto in tanti, mo’ ve lo diamo per cinquanta centesimi. Non ti muovere ci è costato poco? Offerta libera per l’ingresso.
Voglio risposte.
Baci,
l’aggiornalista
*La s in più non è un errore. Sto parlando del “sedicente scrittore”. L’universo degli sscrittori sta a quello degli scrittori come quello dei trifogli sta a quello dei quadrifogli. Vi pare che basti pubblicare una boiata qualunque per essere scrittori? Non scherziamo!
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