domenica, ottobre 31, 2004

LE CORREZIONI

Quando sono arrivata alla fine de “Le correzioni”, ho ritenuto opportuno fermarmi un attimo e ringraziare il destino per avermi fatto acquistare, una domenica di un anno fa, il Sole 24 Ore: fu proprio nel suo inserto festivo che venni a conoscenza dell’esistenza di Jonathan Franzen. Mi si perdoni l’ignoranza, ma non sapevo proprio chi fosse.
E’ uno scrittore, lui, davvero come pochi. O meglio: io fatico a immaginare, nella maggior parte degli autori contemporanei dei libri che ho letto sinora,.
A volte gli scrittori sanno farci ridere, altre volte sanno regalarci storie avvincenti, altre volte ancora sono geniali. Jonathan Franzen fa tutto questo, che è già molto, e in più vi aggiunge una dose di umanità che ci sconcerta.
E’ bello, come lettori, sentirci ogni tanto fortunati per aver scoperto un libro che la quasi totalità dei nostri amici non conoscono, che le librerie non mettono sull’espositore dei più venduti della settimana, che se non fosse stato appunto per un pizzico di fortuna non avremmo mai letto.
Voi lettori avete la fortuna che laggiornalista l’abbia letto non dico per voi, ma prima di voi questo libro, e quindi, se vi va, domani potete acquistarlo e leggerlo.

Ma ora bando alle ciance e via con la recensione di “Le correzioni”. Una sola nota: non chiedetemi di spiegarvi il senso del titolo. Poiché ci si arriva sostanzialmente alla fine, mi rifiuto di dire una sola parola in merito!

Autore: Jonathan Franzen
Titolo: Le correzioni
Editore: Einaudi
Prezzo: € 11,oo

Siamo ad ottobre. Secondo Edit Lambert non manca molto a Natale, e il suo desiderio più grande è quello di trascorrerlo con tutti i componenti della famiglia nella casa di famiglia a Saint Jude, nel Midwest americano, dove vive con il marito Alfred, afflitto dal morbo di Parkinson.
L’impresa non è cosa da poco. Per capirlo basta osservare i tre figli della coppia e le loro vite.
Il più vecchio è Gary, e sarebbe improprio, e anche ingiusto, studiarlo senza prendere in considerazione anche sua moglie Caroline e i lorotre figli maschi Aaron, Caleb e Jonah. Se con un atto di generosità d’altri tempi escludiamo i tre ragazzini dalla competizione, ci viene infatti molto difficile decidere chi sia il vincitore di una ideale gara di follia nella famigliola.
Gary e Caroline per loro fortuna tutto sommato si amano ancora dopo vent’anni e hanno (soprattutto lei) un sacco di soldi; ciononostante costituiscono, poveri loro, il prototipo della famiglia americana benestante ma infelice (stile “American Beauty”). Lei è così ricca che può permettersi di lavorare per beneficienza, lui è depresso, lei lo ricatta moralmente, lui è troppo simile ai suoi genitori, lei cerca di portare i figli dalla sua parte, lui reagisce bevendo troppi superalcolici.
Il problema del Natale fa calare su casa Lambert un clima irrespirabile, perché Caroline non vuole saperne di andare a St. Jude, mentre Gary cerca di farle capire, forse non nel modo migliore, che le sta chiedendo di cambiare idea solo per quella volta, quell’ultima volta. Insomma: per una stupida presa di posizione femminile, ci sono un matrimonio che rischia di saltare, equilibri perfetti ma delicati che rischiano di rompersi, tre preadolescenti disorientati.
E Jonathan Franzen ci fa osservare il tutto da vicino, come se fossimo noi a controllare il sistema di telecamere che sorvegliano tutte le stanze della villona americana dei Lambert e che costituiscono l’ultimo, costosissimo hobby del piccolo Caleb. Pagato da mamma e subìto da papà , che non può più versarsi la vodka in santa pace.


Dopo Gary viene Chip.
In tutte le famiglie c’è una personalità outsider, nel bene o nel male. E' effettivamente un outsider? Si considera tale? Viene considerato tale da uno o più membri della famiglia? Poco importa. Quello che conta è che ci sia, e l’outsider nella famiglia Lambert è il secondogenito Chip. Ex insegnante (si è fatto espellere dal college per aver avuto una storiella con una sua allieva), cerca di vivere scrivendo sceneggiature teatrali e facendosi prestare soldi, finché non arriva una occasione di lauti guadagni. Sporchi ma lauti. Lauti ma non a portata portata di mano, né senza rischi. Accetterà, Chip? E che ne sarà, per lui, del Natale con la famiglia?

Infine c’è la terzogenita Denise. Prestigiosa chef, è lei che si occupa di tenere unita la famiglia e si preoccupa della salute, fisica e mentale, di tutti i Lambert.
Guai però a farsi ingannare da quest’immagine di brava ragazza: dopo un matrimonio fallito con il suo ex capo, la sua passione, infatti, sono i mariti delle altre e le mogli degli altri.
Tra preferenze sessuali incerte ed esperienze lavorativo-personali difficili, quella di Denise è una vita senza tante certezze. L’unica, forse, è che lei a St. Jude a Natale ci sarà. Sarà vero?

Ad aspettare i figli a casa ci sono Alfred ma soprattutto Enid.
E sono loro, in un certo senso, i veri protagonisti del romanzo.
La malattia di Al avanza in maniera progressiva e inesorabile, ma Enid, eccessivamente concentrata su se stessa, non solo non ne è troppo preoccupata, ma anzi apprezza il fatto che molte scelte, ora che suo marito è a pezzi, spettino finalmente a lei. Le loro ansie, le loro sofferenze, ma anche la loro ostinazione, la loro vita e gli errori nell'educazione dei figli sono solo alcuni dei temi di cui loro parlano o che in qualche modo manifestano.
Ce la faranno i Lambert a riunirsi per Natale? E’ in vista di questo obiettivo finale, che ha tutto il sapore di un addio, che si sviluppano le vicende relative alle esistenze di tutti i personaggi Lambert, che hanno tutti almeno un tratto in comune con noi: una paura, una debolezza, un espressione del viso o una passione. Ci sentiamo molto partecipi delle loro vite per questa ragione ma anche, e soprattutto, per l’abilità di Franzen di farci risucchiare, quasi fisicamente, dal libro che ha scritto, di farci assistere molto da vicino ai fatti, indifferentemente felici o drammatici, che racconta.
Le correzioni, un ritratto agrodolce di una famiglia come tante altre, è una perla rara nel panorama letterario contemporaneo, così come Franzen lo è nella troppo vasta platea di scrittori e di sedicenti tali: la sua spiccata sensibilità, la costruzione a tratti persino dolorosa dei personaggi e della loro profonda umanità, la cura così meticolosa nella stesura dei testi e l’ironia che caratterizzano la sua arte ve lo faranno amare.

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